Cose da fare a Castello (mentre sei vivo)   2 comments

Stamattina mi sono alzato con comodo (verso le 10:30)…e dopo una blanda colazione (frutta e yogurt) ho preso il pc e sono venuto a scrivere un po’. Sono al fresco delle vecchie panchine di marmo presso l’Acqua della Salute, un angolo di Castello dove penso di aver passato la maggior parte della mia infanzia castellana, prima di iniziare a frequentare buona parte di quelle figure che ancora oggi, e non solo qui, popolano le mie giornate. Certo, un tempo qui era tutto piu’ bello…si poteva attraversare il ponticelle di legno sul Nera e bere con le piccole mani giunte l’acqua che saltava via dalla roccia…o arrampicarsi con facili passi sulla parete (come in verita’ scoprii in eta’ piu’ adulta da Glenda!) per trovare una piccola nicchia con una madonnina, poco visibile dalla strada…

Ora il ponticello non c’e’ piu’, dopo troppi anni di abbandono…qualche panchina e’ stata sostituita…la cascata poco prima, verso la piazza, sotto la quale si poteva arrivare con facilita’ quando avevo pochi anni, ora e’ chiusa da una recinzione…Nonostante tutto, pero’, e’ ancora piacevole sedersi qui, presso il fiume, il cui incessante mormorio diventa presto parte dell’ambiente circostante…insieme forse a qualche turista di troppo per i miei desideri di solitudine e raccoglimento…ma ci va bene lo stesso 🙂

Oggi e’ il 24 di agosto ma, straordinariamente, le giornate sono ancore scaldate da un sole orgoglioso in un cielo di un azzurro che a Roma non mi sembra di conoscere. Solitamente, le giornate dopo il 16 del mese qui regalano qualche acquazzone pomeridiano, che lascia poi nel pomeriggio quell’odore misto di erba e asfalto bagnati che invece a Roma una volta ho ritrovato…percorrendo via Erode Attico in un pomeriggio di primavera di una decina d’anni fa (penso da casa di Svit sull’Appia stessimo andando in direzione Eur/Laurentina per giocare a bridge…).

Anche se le giornate sono stranamente assolate e calde (ma in questo assaggio di paradiso fa quasi fresco, con le spalle al fiume e all’ombra degli alberi!), il paese e’ ormai meno popolato. Il ritorno verso Roma (o verso altri lidi, per pochi altri) ha gia’ portato via quasi tutti i volti e le voci che sempre, da quando sono nato (chi prima o chi dopo…), riempiono le giornate castellane.

Per alcuni aspetti, questi forse sono i miei giorni preferiti. Quando si rimane in pochi, i vari gruppetti si uniscono, si perdono le millenarie “rivalita’ “, le distanze si appianano…e c’e’ la possibilita’ di spendere qualche ora di condivisione con persone che conosci da una vita e con le quali scambi magari solo un saluto (e le domande di rito…) all’arrivo e alla partenza. Anche i temporali estivi non mi dispiacciono, in verita’…aggiungono un po’ di sana malinconia al clima della partenza incipiente, rendono piu’ rotondo il senso dell’estate che si conclude…e forse rendono un po’ meno doloroso il pensiero di dover presto percorrere “la strada che non deve mai essere percorsa in QUEL senso” 😉

In questi giorni, piu’ che in quelli di maggiore affollamento, ci sono delle cose che di “devono” fare a Castello. Almeno per me. La mattina, ad esempio, mi piace scendere i due gradini che separano le camere da letto della mia casetta, arrivare in sala e spalancare la finestra sulla piazza…respirare a fondo l’aria sempre un po’ fresca…oltre i tetti delle case, percorrere con gli occhi il “profilo antico delle montagne”, che combatte in cerca di un po’ di spazio contro i confini del cielo, azzurro e limpido come qualche riga sopra…mentre i rumori e le voci (ahime’ sempre meno!) della piazza gia’ da qualche rintocco di campana hanno iniziato a fare compagnia al mio eterno dormiveglia mattutino…

Ieri ho riscoperto il piacere, a lungo dimenticato, di osservare Cesare tirare fuori dal forno il pane appena fatto. La sua lunga pala, il gesto sempre identico…andare a fondo, sempre parallela al terreno, e tornare fuori con due “filoni” bollenti. Da qualche anno, purtroppo, non dovrei mangiare pane e pizza…ma come si puo’ resistere al profumo inconfondibile che, fin da quando ero bimbo, percorre il breve tratto di strada dal forno alla mia casetta sulla piazza? La nostra posizione “strategica” in paese ci permetteva di sapere che la pizza era uscita (sempre ad un’ora diversa della mattina o del pomeriggio!)…come sprone per vestirci di fretta e correre a fare la fila da Cesare!

Acqua della salute…finestra spalancata nella mattina ancora fredda, la pizza di Cesare…una passeggiatina serale verso Nocelleto e Rapegna, o meglio la salita al “Nero Sabba” e discesa da Sarponicchio e Nocria…o ancora l’ascesa a Vallinfante e alle sorgenti del Nera e la ridiscesa da Gualdo…una mattinata ai giardini a leggere, dopo l’immancabile saluto a Rita…cos’altro mi serve?!

[questo post e’ stato scritto a Castello il 24 Agosto; viene pubblicato con una data diversa da quella effettiva per i motivi esposti qui]

Pubblicato 24 agosto 2010 da markwalls in A Walls Life

2 risposte a “Cose da fare a Castello (mentre sei vivo)

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  1. bel post! molto poetico et rilassante!

  2. Pingback: All the mornings still to live « Il Grande Cocomero

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