Parlando, di parlare ardir mi porse   Leave a comment

Oggi ricorre il terzo anniversario dalla scomparsa del Professor Marra. Ricordo benissimo la telefonata di Giuseppe Ciamarra, ricevuta mentre mi trovavo ancora a Castello.

Qualche tempo fa, il 12 giugno scorso, dopo i lunghi sforzi compiuti con invidiabile costanza da Massimo Bellina, ha finalmente avuto luogo la cerimonia di inaugurazione della nuova Biblioteca del Liceo Malpighi, con intitolazione della sala principale di lettura al nostro amato Prof.

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Complici il giorno infrasettimanale, l’orario pomeridiano e la concomitanza, per molti, degli scrutini, alcune delle persone che speravo di trovare lì non sono potute intervenire. In particolare, lo stesso Massimo non ha potuto assistere alla breve e contenuta cerimonia (è arrivato solo più tardi). Anche per questo, mi è stato chiesto di dire due parole per l’occasione.

Già in passato avevo avuto il piacere di poter raccontare un po’ il nostro Prof., anche se davanti a tutte persone che lo avevano conosciuto come docente e amico. L’occasione era la chiusura dell’Anno Accademico dell’Università della Terza Età di Spoleto, per la quale il Professor Marra aveva portato avanti l’ambizioso programma della lettura e commento (come solo lui poteva fare) della Commedia. L’evento era stato organizzato dalla Professoressa Angela Fedeli, direttrice dei corsi.

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Ma torniamo al Malpighi e al 12 giugno. Oltre a salutare la Famiglia e gli amici più stretti (ancora una volta Giuseppe, che sono corso ad abbracciare quando l’ho visto tra la platea), ho avuto il piacere di trattenermi con Laura Medei e altri due suoi compagni di corso. Siamo andati a salutare Renato, inossidabile conduttore del bar della scuola.

Oltre a riproporci il suo inesauribile arsenale di barzellette, ritagli di giornale, elenco degli studenti “famosi” del Malpighi (Jovanotti, la mia amata Cortellesi, Max Giusti e tanti altri), Renato ci ha fatto un regalo molto particolare, rendendo ancor più sognante la giornata: ci ha fatto entrare (ooopps…che non si sappia in giro!) nella vecchia cappella del complesso del Buon Pastore, appartenente in realtà (almeno credo) al contiguo Istituto Ceccherelli.

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Nel visitare quel luogo “proibito” mi sono sentito un po’ come Frank Underwood / Kevin Spacey, nella puntata 1×08 di House of Cards, nella quale Frank torna nel suo vecchio College Militare, dove (pensate un po’) gli è stata intitolata la nuova Biblioteca. Con tre vecchi commilitoni, Frank si introduce di notte nella vecchia biblioteca, ricorda episodi del passato e, in un delicato momento giocato benissimo tra ciò che viene detto e ciò che si capisce senza necessità di essere nominato, ci rivela molto di sé e forse, nello stesso tempo, dà inizio a una fase nuova della propria vita e della carriera politica. Quasi come se tornare in quel luogo di formazione e ripercorrere quel tratto di vita fosse l’ultimo contatto con un passato che non esisterà più, complici anche gli eventi successivi, fino alla fine della prima stagione.

Nelle prime scene, Frank si guarda allo specchio, forse domandandosi quanto degli anni della scuola si porti ancora dietro e quanto sia cambiato da allora. Se l’addestramento e le amicizie (dalle quali ha perso il contatto per 30 anni) abbiamo davvero formato il suo carattere e inciso sulla strada compiuta da allora. Nel buio della vecchia biblioteca deserta, ritrovando i loro nomi incisi (già allora di notte e di nascosto, probabilmente) in qualche passaggio inutilizzato, intonano “Shenandoah“:

Nel pomeriggio successivo, complice il troppo whiskey buttato giù nella notte, Frank esita un po’ nel suo discorso di ringraziamento. Si tratta di una sequenza mal riuscita, o di un discorso mal riuscito scritto veramente bene? Fatto sta che solo uno degli amici (quello della confessione inconfessabile…) dimostra di averne colto fino in fondo il senso. Del resto, “[…] tra 50 anni ci metteranno il nome di qualcun altro […]” chiosa cinicamente Frank.

Spero che non accada lo stesso alla Biblioteca del Malpighi. Dove davvero il Professor Marra ha lasciato il suo segno. E non solo lì.

Quanto a me, fresco della visione, mi ha fatto piacere l’intrusione in quel luogo sconosciuto. E mi sono domandato un po’ perché non avessi anche io lì con me qualche compagno del liceo con il quale rievocare le (poche, in realtà. Ma sempre geniali e godibilissime!) “marachelle” compiute durante gli anni del liceo. Anche io, come Frank, ripenso a quegli anni, così importanti e che forse non hanno “formato” abbastanza il mio carattere e il mio percorso, ma che di certo ricordo in maniera vivissima anche oggi.

Che dire invece del buon Peter Russo? Lo sfortunato Peter in questa puntata dà avvio alla propria candidatura a Governatore della Pennsylvania. La cosa più bella e delicata delle sue scene? Quando mostra alla bella Christina la sua casa e la stanza della sua infanzia. Verissimo nell’esitare sulla porta, mentre lascia che quelle pareti e quell’arredo raccontino una parte così intima e profonda di lui. A sentirlo raccontare di come di notte rimaneva a lungo a fissare la crepa sul soffitto, mi sono ricordato di tutti i monenti insonni trascorsi ad osservare tutti i dettagli della mia camera in casa della Rev.

Quei ricordi (non lontanissimi) mi accompagnano ancora oggi, così come il ricordo di tutti i compagni e degli amici del liceo. E, ovviamente, quello del Professor Marra. Lui sì, mi ha cambiato e in maniera decisiva. Il Prof era la dimostrazione di come fosse possibile (almeno fino ad allora. Oggi ho di nuovo qualche dubbio) essere quel tipo di persona e riuscire ancora a guadagnare l’ammirazione e il rispetto (se non l’attenzione) di classi e classi di adolescenti, di certo (in buona parte) disinteressati alla letteratura, al latino, alla Commedia.

Quanto ad oggi…a chi vorrei somigliare nei miei giorni futuri? Mi concedo un po’ di leggerezza (ma senza perdere un briciolo di veridicità!) e rispondo così:

Maybe it’s time we all stop trying to outsmart the truth and let it have its day.

(Alfred / Michael Caine in “The Dark Knight Rises”, 2012)

Pubblicato 3 settembre 2013 da markwalls in A Walls Life

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